Filosofia

“I luoghi comuni” secondo il Professor Antonio Giuseppe Balistreri

Si è svolto il 23 febbraio alla Biblioteca Civica di Varese un incontro del Caffè filosofico tenuto dal Professor Antonio Giuseppe Balistreri e presentato da Viviana Faschi, Dottoranda in Filosofia all’Università dell’Insubria di Varese. La conferenza, dedicata al tema dei “luoghi comuni”, rientrava tra le proposte del festival FilosofArti, un appuntamento che si ripete ormai da sedici anni nella provincia varesina, prima a Busto Arsizio e da tre anni a Varese, il cui argomento, quest’anno, è Doxa e episteme, opinione e verità.

Il Prof. Antonio Giuseppe Balistreri.

Il tema dei luoghi comuni è interessante – spiega il Professor Balistreri – perché svela i “tic” del nostro modo di pensare. La storia dei “luoghi comuni” ha inizio con i Greci, con Aristotele che ne fu l’inventore. Topos che in Greco significa appunto luogo è una parola che è entrata anche nel linguaggio comune in riferimento alla letteratura e al cinema; è un’immagine che viene fissata e che poi si ripresenta. Dei topoi, Aristotele tratta negli Scritti Logici di cui fanno parte anche I topici. Tra questi esistono quelli che il filosofo chiama koinoì topoi, letteralmente “luoghi comuni”. I topoi formano il sillogismo, un ragionamento che consiste di tre proposizioni: due premesse, una maggiore e una minore e una conclusione. L’esempio “classico” di sillogismo è: «Tutti gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo, Socrate è un mortale». Si possono avere però anche dei falsi sillogismi in cui l’errore nasce da una sbagliata collocazione del termine medio. Tra i sillogismi esistono quelli dimostrativi e quelli dialettici. Il primo è costituito da premesse che devono essere necessariamente vere per cui ne consegue che anche la conclusione deve esserlo; nel secondo invece le premesse non sono assolutamente certe, ma probabili per cui la conclusione è un’opinione, una doxa. Il sillogismo dialettico o retorico è chiamato da Aristotele entimema. Con questa espressione si intende anche un sillogismo ellittico o incompleto in cui le premesse non vengono dichiarate. È quello di cui si servono molti esponenti politici. Un esempio di sillogismo ellittico potrebbe essere: «Mario è Italiano quindi ha buon gusto». In questo caso manca la premessa maggiore: «tutti gli Italiani hanno buon gusto». Spesso se le premesse vengono taciute è perché sono “pericolose” e possono portare ai sillogismi fallaci cioè ragionamenti errati.

Al termine Greco topoi corrisponde il Latino loci; Cicerone e Quintiliano definiscono i loci come sedes argomentorum. Si individuano gli argomenti che poi vengono classificati secondo caratteristiche peculiari.

I “luoghi comuni” aristotelici sono “cassetti” in cui sistemare massime generali. Tra questi il filosofo greco ne elenca alcuni tra cui: «Un numero maggiore di beni è preferibile a uno minore», «Il bene che serve ad un maggior numero di scopi è preferibile a quello che non è utile in egual misura». Nella dialettica i “luoghi comuni” sono quegli argomenti su cui gli interlocutori possono convenire. Già con Aristotele si ha il passaggio dai topoi veri e propri alle “frasi fatte” che ne costituiscono una degradazione e banalizzazione. Legato al concetto dei “luoghi comuni” è anche quello degli stereotipi come quelli sul carattere nazionale per cui ad esempio gli Inglesi sarebbero generalmente riservati, controllati, formali; gli Italiani fantasiosi, simpatici, orientati più al nucleo familiare che alla collettività; gli Statunitensi informali, spontanei, interessati ai valori dell’uguaglianza, e così per tutte le Nazioni.

La Biblioteca civica di Varese, dove si è svolta la conferenza “Luoghi comuni”, rientrante in “FilosofArti”.

Ma qual è la vera funzione dei “luoghi comuni”? Servono per creare un sapere comune, idee collettive, valori e giudizi condivisi anche se non sempre in modo consapevole. Su questi possono poi innestarsi i pregiudizi che derivano da una mancanza di apertura mentale. Un pregiudizio fa fatica a essere messo in discussione perché coloro che hanno questo tipo di atteggiamento non vogliono correggere il loro punto di vista nonostante dati oggettivi e obiettivi dimostrino loro il contrario delle loro convinzioni. Francesco Bacone parlava a questo proposito di idola mentis: la nostra mente è infatti diretta da “idoli” che seguiamo e che costituiscono il nostro bagaglio culturale. Il filosofo li definiva «errori dello spirito», ora si chiamano errori cognitivi frutto della mentalità pre-razionale. È la nostra stessa costituzione psichica che ci porta a compiere errori cognitivi; è connaturato all’essere umano. Bacone parlava infatti anche di idola tribus che sono gli errori tipici del genere umano.

L’ultima parte della conferenza è stata dedicata ad uno scrittore italiano: Ennio Flaiano (1910-1972) che durante la sua vita si divertì a demolire i “luoghi comuni”. Tra i suoi aforismi più noti: «Il peggio che può capitare ad un genio è di essere compreso», «Il sognatore è un uomo coi piedi saldamente appoggiati sulle nuvole», «Coraggio, il meglio è passato».

A conclusione dell’incontro è stato poi dato spazio agli interventi del pubblico ed è stata chiarita ulteriormente la differenza tra stereotipo e pregiudizio. Lo stereotipo può essere innocuo, nel pregiudizio invece c’è un rifiuto a riconoscere come interlocutori componenti della propria comunità. La comunità dominante ha il problema di trovare un comportamento adeguato nei confronti delle comunità minoritarie, di rapportarsi a diverse forme di cultura. Con il pregiudizio si rinuncia a valutare obiettivamente e si fanno proprie idee altrui. È presente una componente di ostilità irrazionale, nel giudizio invece l’analisi è razionale: si sentono diverse ragioni e poi si prende una decisione.

Quella del Professor Balistreri è stata una conferenza molto interessante che ha avuto il pregio di rendere fruibile e perfettamente comprensibile l’argomento anche ad un pubblico non specialistico.

Tutti gli eventi del festival FilosofArti sono stati sospesi presumibilmente fino all’1 marzo.

Francesca Rossetti

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